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Per fare le cose un tantino più complicate, il buon Sandro ha deciso di utilizzare uno pseudonimo. Già, perché altrimenti rischiava di essere confuso con un qualsiasi commercialista di Antwerpen o parrucchiere di Isernia.

Cosa c'è di meglio di un nome esotico? D'Elia si presta a qualche anagramma dal suono arabeggiante, per esempio se lo leggi al contrario diventa "Ailed". Sembra che vada bene, vero? E come nome ce ne possiamo mettere uno che sia comune alla tradizione ebraico-cristiana e musulmana, come "Ibrahim", giusto per far vedere che non siamo solo "politically correct", ma anche "religiously correct". Lo so, questo modo di dire non l'hanno ancora inventato, ma lo invento io adesso. Se non ti piace puoi sempre spegnere il computer e prendere un buon libro, che sarebbe proprio una buona idea.

Torniamo al problema del nome. E' un problema serio, perché si dà il caso che Ailed non esista in arabo. Non sapevo che fare, e ne ho parlato con un amico. Non faccio il suo nome, perché ormai è una persona importante e potrebbe vergognarsi di me, ma a quel tempo era console d'Italia a Bengasi, e del medio oriente sapeva qualcosina. Secondo il suo dotto parere, Ailed non va tanto bene come cognome, ma El-Aid sì, e anche El-Aid è un anagramma di D'Elia (vabbé, l'apostrofo è diventato un trattino, ma non sottilizziamo).

Detto fatto, ecco il nuovo nome di Sandro D'Elia: Ibrahim El-Aid. Torna proprio a fagiolo quando racconta storie di migranti, stranieri, persone che vengono da lontano e vanno chissà dove. Come siamo tutti, in fondo.

Una nota: 'El Aid al Fitr' (in Turchia 'Seker Bayrami') è nel mondo arabo la festa che celebra la fine del Ramadan, il nome deriva dalla parola 'fitr' che significa mangiare, o rompere il digiuno. Un'altra grande festa musulmana è 'El Aid el Kabir', festa del sacrificio, detta in Turchia 'Kurban Bayrami', durante la quale è tradizione mangiare carne d'agnello e offrirne ai poveri. Insomma, quasi quasi mi sono dato il nome di una festa. Non male, come idea.